La questione dello stadio “Generale Gaeta” si fa sempre più spinosa per l’Enna Calcio. Il presidente Giancarlo Travagin rompe il silenzio con una nota critica nei confronti dell’Amministrazione comunale, lamentando la chiusura dell’impianto e il mancato rispetto degli accordi presi. L’Enna, infatti, è costretta a giocare le proprie partite casalinghe a Niscemi, una situazione che il patron definisce un “nuovo primato nazionale” in geografia più che sportivo.
Travagin denuncia un “catenaccio comunicativo totale” da parte del primo cittadino, sottolineando l’assenza di dichiarazioni o risposte concrete alle sollecitazioni della società. “Gli accordi c’erano, le promesse pure, le strette di mano abbondavano”, scrive il presidente, ma la parola data sarebbe stata “messa sul mercato degli svincolati”. La società gialloverde, che ha risalito la piramide calcistica dalla Prima Categoria alla Serie D in dieci anni, si sente trattata come un “fastidio da parcheggiare fino alla prossima campagna elettorale”.
Il presidente critica inoltre la gestione dello stadio “Generale Gaeta”, definito “un’opera d’arte concettuale” che si contempla da fuori ma non si usa mai, a causa di lavori di cui non si conoscono tempi e modalità. Travagin si difende dalle voci e dalle “fantasiose ricostruzioni” sul suo conto, ricordando di essere stato l’unico a “mettere mano al portafoglio” per coprire i debiti ereditati e garantire stipendi e trasferte. L’aiuto alla squadra della propria città, sottolinea, è considerato un “fallo da cartellino rosso diretto” in certi ambienti.
La pazienza della società è esaurita: “La corda, tirata da troppe mani, si è spezzata”. L’Enna Calcio annuncia che si passerà ai fatti, nelle sedi istituzionali, sportive e giudiziarie, per tutelare la società, i suoi tesserati e la città. “Il secondo tempo, stavolta, lo giochiamo noi”, conclude Travagin, con un monito finale rivolto al primo cittadino: “Anche il silenzio, prima o poi, va in fuorigioco”.