Il Cesena ha ufficialmente avviato il suo nuovo percorso dirigenziale con l’arrivo del direttore sportivo Andrea Mancini, incaricato di supervisionare la pianificazione tecnica della società. Il nuovo dirigente bianconero ha espresso grande orgoglio per il ruolo assunto durante la sua presentazione alla stampa.
«È un grandissimo onore entrare a far parte di questa famiglia. La storia del Cesena parla da sola».
L’intesa tra le parti si è sviluppata rapidamente nelle fasi conclusive del campionato, sebbene le procedure burocratiche relative al suo precedente accordo con la Sampdoria abbiano comportato un’attesa supplementare.
«Ci siamo piaciuti sin da subito. La mia idea era subito Cesena, poi liberarmi dalla Sampdoria è stato un po’ più lungo del dovuto».
La proprietà ha delineato una direzione strategica orientata al futuro, basata sulla stabilità finanziaria e sulla crescita del vivaio. Mancini, pur evitando di creare false aspettative, ha sottolineato l’importanza del legame con il pubblico.
«Bisogna migliorare le stagioni precedenti, ma soprattutto rendere orgogliosi i tifosi. Dare il massimo in ogni allenamento e in ogni partita, perché la piazza possa essere orgogliosa».
La scelta del nuovo allenatore rappresenta un passaggio fondamentale, che Mancini intende gestire con meticolosa attenzione e rigore.
«Non dobbiamo sbagliare la scelta. Serve un allenatore che ci aiuti a valorizzare quello che abbiamo in casa e a creare un calcio propositivo, offensivo, e tutti gli allenatori che stiamo sentendo hanno questo in comune».
L’obiettivo è definire la guida tecnica quanto prima, per poi concentrarsi sulla costruzione della rosa partendo dai diciassette giocatori attualmente sotto contratto.
«Ci sono giocatori importanti e una buona struttura su cui ripartire».
In merito alle operazioni di mercato, il direttore ha toccato il tema dei giovani talenti come Berti e Shpendi, confermando l’intenzione di preservare il valore tecnico della squadra.
«Sono giocatori importanti, dimostrano come Cesena sappia valorizzare i propri giovani. Non abbiamo necessità di vendere, ma valuteremo insieme alla società e ai ragazzi il percorso migliore».
L’esperienza maturata al Barcellona funge da modello per il direttore, il quale mira a stabilire una connessione continua tra il settore giovanile e la prima squadra.
«Ho imparato tanto, soprattutto su come valorizzano i giovani. Se un club con quella pressione riesce ogni anno a portare quattro o sei ragazzi in prima squadra, perché non può farlo anche il Cesena? Vorrei riuscire ad aggregare stabilmente alla prima squadra tre-quattro giovani».
Infine, Mancini ha descritto il suo approccio lavorativo, che unisce l’analisi dei dati con la valutazione delle qualità umane e culturali dei profili, considerate essenziali per il successo del progetto.
«I numeri fanno parte del mondo nuovo e possono essere un supporto importante, però a me interessa conoscere al meglio i giocatori e portare a Cesena calciatori capaci di creare valore e integrarsi con cultura e identità del club».