La vigilia della sfida casalinga contro il Trestina è segnata dalle parole di mister Agenore Maurizi, che analizza con lucidità le prestazioni dell’Ancona. Nonostante un dato offensivo di rilievo, con la squadra prima nel girone per tiri e passaggi nell’area avversaria (27 tiri da dentro l’area, il doppio della media di categoria), il tecnico lamenta una scarsa resa in termini di gol segnati e subiti. «Per tutto quello che produciamo, raccogliamo troppo poco», ha dichiarato Maurizi in conferenza stampa, sottolineando la necessità di trovare un maggiore equilibrio.
Il problema principale, secondo l’allenatore, risiede nelle disattenzioni difensive, in particolare sui calci piazzati. Quattro i gol incassati da calcio d’angolo finora: «Che si difenda a zona o a uomo, se sei disattento, se ti schieri male o perdi la marcatura, prendi gol. Ci sono responsabilità individuali», ha affermato, pur assumendosi la responsabilità generale come tecnico. Maurizi ha evidenziato come la perdita della marcatura individuale sia stata fatale in diverse occasioni, come contro SPAL, Ravenna e Montecchio.
La pressione del campionato di Serie D è un tema caro al tecnico, che invita a non temere l’errore: «Gli errori fanno parte della vita. Se rinunciassimo a giocare per paura di sbagliare, non vivremmo più». Maurizi ha anche sottolineato la difficoltà del campionato, definendo il Trestina un avversario ostico, con giocatori esperti come Marcucci, De Crescenzo e Zanchi, e invitando la squadra ad abituarsi a un contesto dove aggressività e praticità prevalgono.
Sul fronte infermeria, le scelte per il centrocampo sono obbligate: tre giocatori, Pandolfi, Menghi e Proietti, sono indisponibili per infortunio. Riguardo al mercato, Maurizi ha difeso l’operato della società, spiegando che le partenze di giocatori come Zini e Gulinatti sono state dettate da opportunità di carriera in Serie C, nonostante la società avesse offerto contratti importanti per la categoria. Il messaggio finale è rivolto ai giocatori attualmente in rosa: «L’Ancona si deve amare. Chi è qui deve fare il massimo per poterci stare, deve dare una mano a questa piazza che ha un bisogno disperato».