Rachid Arma, attaccante di 41 anni, ripercorre la sua lunga carriera tra Serie D e professionismo, un percorso fatto di sacrifici, sogni realizzati e la passione per il calcio che lo accompagna fin dall’infanzia in Marocco. Dagli inizi in un paesino marocchino, giocando senza scarpe, fino all’arrivo in Italia con la famiglia, Arma ha sempre inseguito la sua passione, alternando scuola, lavoro e allenamenti per inseguire il sogno di diventare un calciatore professionista.
La sua infanzia in Marocco è stata segnata dai suoi zii calciatori, che lo hanno avvicinato al gioco fin da piccolo. L’esperienza in un paesino marocchino, dove giocava senza scarpe, è un ricordo indelebile. Il trasferimento in Italia con il papà ha segnato una svolta, con l’obiettivo di una vita migliore. Oggi, Arma trova emozione nel vedere i suoi bambini giocare a calcio, rivedendo in loro la sua stessa passione giovanile. Nonostante si senta bene fisicamente, riflette sul futuro post-ritiro, immaginandosi all’interno di un settore giovanile per lavorare con i giovani.
In Italia, Arma ha iniziato a giocare con la Provese, dove veniva soprannominato il “George Weah della Provese” per la sua velocità e corporatura esile. Il calcio è stato fondamentale anche per la sua integrazione, aiutandolo a superare le barriere linguistiche. Dopo aver lavorato in azienda per diversi anni, alternando gli impegni con scuola e calcio, le sue prestazioni in Serie D, con numerosi gol, lo hanno convinto a puntare al professionismo.
La sua storia, che abbraccia due continenti e culture diverse, è stata racchiusa in un libro intitolato “Il Sultano di Agadir”, pubblicato nel 2022. Il titolo deriva dal soprannome datogli dai ragazzi di Vicenza, città dove è cresciuto calcisticamente. Il percorso da Agadir alla Serie C, passando per la Serie B con il Torino, dove ha disputato una finale playoff per la Serie A perdendo 2-1 contro il Brescia, segnando anche un gol, lo ha spinto a condividere la sua esperienza come fonte d’ispirazione.
Il passaggio dal giocare senza scarpe su campi in terra battuta all’indossare scarpini sull’erba rappresenta per Arma una grande soddisfazione, un sogno realizzato anche per i genitori che lo hanno portato in Italia. Un momento cruciale della sua carriera è stato il periodo alla Sambonifacese, dove ha disputato il settore giovanile fino all’esordio in Serie D e alla Serie C2. Qui ha imparato a farsi strada con le spallate e a incassare i colpi, forgiando il suo carattere in vista del professionismo.
Una data scolpita nella memoria è il 9 luglio 2009, la finale playoff persa contro il Brescia con il Torino. Nonostante il gol segnato al 93′ e un’altra rete regolare non convalidata, la sconfitta fu un colpo duro, ma le emozioni vissute in quelle partite, da vice di Rolando Bianchi, rimangono indelebili. Arma ricorda con affetto il supporto dei tifosi del Torino, che ancora oggi lo riconoscono per quella finale.
Rachid Arma non nutre rimpianti per la sua carriera in Serie B, pur riconoscendo che avrebbe forse preferito un club minore come l’Albinoleffe per avere più continuità, rispetto al Torino dove si ritrovò compagno di squadra di giocatori come Gasbarroni, Vantaggiato, Di Michele, Bianchi e Leon, idoli della sua infanzia. La sua prima esperienza tra i professionisti in C1 con la Spal, sotto la guida di Aldo Dolcetti, fu magica: segnò 15-16 gol, dimostrando di poter essere un attaccante di riferimento.
Attualmente, Arma vive un momento d’oro all’Altavilla, squadra con cui disputa la sua terza stagione. Dopo aver vinto il campionato di Serie D con il Caldiero Terme, ha scelto di giocare in Eccellenza per rimanere vicino a Vicenza e ha contribuito alla promozione con 23 gol. L’obiettivo attuale è la salvezza in un girone C molto competitivo, dove la squadra sta raccogliendo meno di quanto meriti. Gli scontri diretti sono visti come fondamentali per raggiungere l’obiettivo, con Cjarlins Muzane, Clodiense, Luparense e Mestre indicate tra le squadre più attrezzate.
Il calcio marocchino è in grande crescita, con molti giovani talenti e un sistema che punta a livelli mondiali, come dimostra il quinto posto nel ranking mondiale e l’organizzazione dei Mondiali nel 2030. Arma, legato sia all’Italia che al Marocco, spera di vedere la nazionale italiana partecipare alla competizione in terra africana.
Il calcio, per Arma, è stato una scuola di vita: ha trasmesso valori come la crescita personale, il supporto reciproco nei momenti difficili, la pazienza e la dedizione. Gli alti e bassi del gioco lo hanno formato come uomo, offrendo emozioni uniche, difficilmente replicabili altrove. Le cinque promozioni conquistate sono ricordi preziosi che lo accompagnano ancora oggi, rendendo difficile pensare al futuro dopo il ritiro.