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Joelson: “Serve coraggio con i giovani, chiedo consigli a mio nipote Samuele”

L’ex attaccante, ora allenatore, ha condiviso la sua esperienza con SerieD24.com, parlando della separazione dalla Real Calepina e delle sue prospettive future. La sua carriera calcistica si è sviluppata principalmente come attaccante, con un forte legame con l’Italia.
Varesina, corsa a due per la panchina: in lizza Angellotti e Joelson Varesina, corsa a due per la panchina: in lizza Angellotti e Joelson
L’ex attaccante, ora tecnico, ha condiviso la sua esperienza con SerieD24.com, parlando della separazione dalla Real Calepina e delle sue prospettive future.

La sua carriera calcistica si è sviluppata principalmente come attaccante, con un forte legame con l’Italia. Da alcuni anni, Joelson, noto per le sue esperienze con Atalanta e Reggina, ha intrapreso la carriera di allenatore. Ha guidato Mapello, Leon e, più recentemente, la Real Calepina, portandola a una salvezza tranquilla in Serie D. Nonostante il cambio di ruolo, la passione per il calcio rimane immutata: “La stagione appena conclusa è stata la mia prima in Serie D. La società mi ha concesso grande autonomia, permettendomi di lavorare in un clima di serenità”, ha dichiarato l’allenatore a SerieD24.

Dopo le prime esperienze in Eccellenza, il passaggio alla quarta serie è stato gestito con efficacia da Joelson: “Mi aspettavo maggiori difficoltà di adattamento alla categoria, ma non è stato così. Alla fine, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo senza dover ricorrere ai playoff”. Un traguardo significativo in un girone, il Girone A, caratterizzato dalla presenza di squadre competitive come Milan Futuro, Chievo e Folgore Caratese: “Un dato che evidenzia il grande equilibrio del nostro raggruppamento è la ridotta distanza tra la zona retrocessione e quella playoff. Inoltre, molte squadre costruite per obiettivi ambiziosi si sono classificate dietro di noi. Quest’anno, ottenere la salvezza è stato quasi più complesso che qualificarsi per i playoff”.

Le sue idee sul gioco e sugli schemi tattici sono ben definite, con un’enfasi su coraggio e responsabilità: “Prediligo schierare almeno 6 o 7 giocatori in posizione offensiva. Soprattutto in categorie come la Serie D, all’inizio si percepisce una certa timidezza, ma il mio obiettivo è far capire ai ragazzi che è possibile segnare più di un gol a partita: credo fermamente in questo principio”.

Un modello di gioco che lo ispira particolarmente è quello tedesco. Questa preferenza affonda le radici in un legame familiare con il calcio: “Discutiamo spesso della Bundesliga con mio nipote Samuele. Lui sta crescendo in un ambiente eccezionale come quello del Borussia Dortmund. Il nostro confronto è costante, specialmente quando noto aspetti che catturano la mia attenzione. È uno scambio molto stimolante. Lui si trova bene in Germania, dove praticano un calcio tecnico e diretto, che rispecchia le mie idee”. Una vera e propria tradizione calcistica familiare: dai gol dei fratelli Joelson e Inacio Pià a quelli di Samuele, già autore di reti in Bundesliga e recentemente convocato da Silvio Baldini con la Nazionale italiana maggiore.

Joelson: “Con Ventura e Sarri ho capito che avrei fatto l’allenatore”

La vocazione per la panchina si è manifestata in due momenti chiave della sua carriera. Il primo risale all’esperienza con il Pisa, dove Joelson ha incontrato Gian Piero Ventura; il secondo è legato a Maurizio Sarri. “Quando ho avuto Ventura a Pisa ho realizzato che la panchina poteva essere la mia strada. L’anno successivo ho lavorato anche con Sarri, che ha ulteriormente alimentato la mia curiosità verso la carriera di allenatore. Ventura curava ogni minimo dettaglio, trasmettendomi passione, mentre Sarri era estremamente meticoloso su certi aspetti”. Una passione sviluppata gradualmente: “Mi piace molto interagire con le persone, gestire il gruppo, e sono anche molto curioso. Nel calcio non esiste una formula magica, è necessario essere sempre aggiornati”.

Le novità e i cambiamenti caratterizzano anche il passaggio dalla carriera di giocatore a quella di allenatore: “Non ci si stacca quasi mai dal lavoro, bisogna pensare a un gruppo, e in Serie D la gestione dell’ambiente è cruciale. Spesso il supporto esterno è limitato, quindi è fondamentale creare un legame solido con la comunità”.

“Futuro? Mi piacerebbe sposare un progetto su base biennale”

L’equilibrio tra gioco spettacolare e risultati positivi è diventato un principio guida per Joelson: “Spesso le società si lasciano condizionare negativamente da un risultato sfavorevole; di fronte alle difficoltà, è necessario perseverare. Ai ragazzi bisogna concedere maggiori responsabilità, specialmente nelle iniziative di gioco. Questo è il primo aspetto da migliorare, a partire dal settore giovanile. Bisogna osare per accrescere la propria consapevolezza”.

La riflessione finale riguarda la conclusione del rapporto con la Real Calepina e le prospettive future: “La separazione è avvenuta in modo consensuale, abbiamo deciso di comune accordo di non proseguire, pur mantenendo una stima reciproca intatta”. Guardare avanti per trovare nuove certezze: “Mi piacerebbe intraprendere un progetto a lungo termine, idealmente su due anni. Altrimenti, si vive con l’ansia del risultato. Gli allenatori che hanno ottenuto maggiore successo sono quelli che hanno avuto l’opportunità di sviluppare il proprio percorso per più stagioni. Il tempo è un fattore determinante”. Dai gol in campo alla guida tecnica, la nuova fase della carriera di Joelson.

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