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Abete: “Programmazione accorta porterà a meno club professionistici”

Giancarlo Abete, presidente LND e candidato FIGC, a margine della finale Scudetto Serie D: “Con programmazione accorta, vedremo una diminuzione dei club professionistici”.
Abete: "Programmazione accorta porterà a meno club professionistici" Abete: "Programmazione accorta porterà a meno club professionistici"

In occasione della finale della Poule Scudetto di Serie D, vinta dalla Scafatese e conclusasi con un’annata di successo, Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e aspirante alla presidenza della FIGC in contrapposizione a Giovanni Malagò, ha offerto un’analisi completa della situazione calcistica.

Tra i festeggiamenti dei sostenitori campani e l’avvicinarsi della competizione elettorale federale, fissata tra 16 giorni, Abete ha discusso argomenti chiave per il calcio italiano: dalla promozione dei giovani talenti alla necessità di una riforma del sistema professionistico, fino alle implicazioni della nuova normativa sul lavoro sportivo.

Le dichiarazioni del massimo dirigente della LND, che delineano il suo programma in vista della corsa alla guida della Federcalcio, sono riportate integralmente di seguito.

«La Scafatese merita il titolo di campione d’Italia – ha dichiarato Abete –. Questo risultato rappresenta un traguardo significativo per la società campana, culminazione di un campionato eccellente che l’ha vista primeggiare fin dall’inizio. Queste fasi finali sono cruciali per il palmarès di tutti i club, ma è importante ricordare che tutte le squadre partecipanti hanno ottenuto la promozione nel campionato professionistico. Quindi, complimenti alla Scafatese, ma anche al Vado e alle altre sette società promosse in Serie C».

Riguardo al ritorno del Vado nel calcio professionistico dopo oltre settant’anni, il Presidente ha sottolineato il valore distintivo della Serie D: «Il Vado è un centro importante che ha ottenuto successi storici. Dispone di una dirigenza di rilievo, anche dal punto di vista imprenditoriale. Pur essendo un comune di piccole dimensioni, la forza della Serie D risiede proprio nell’unire grandi e piccoli centri, capoluoghi di provincia e realtà con strutture differenti. Contiamo 162 società; quest’anno abbiamo visto la retrocessione di una piazza di rilievo come la Triestina, il che significa che nel prossimo campionato avremo club di grande spessore, mentre altre lottano ancora per la promozione».

Il dibattito si è poi esteso alle Rappresentative Nazionali della LND e al tema dell’impiego dei giovani, su cui Abete ha lanciato un appello al sistema: «È stato un anno proficuo, le rappresentative operano efficacemente sotto la guida dei mister Piscedda, Giannichedda e degli altri tecnici. Anche i nostri giovani stanno mostrando potenziale: pensiamo alla finale europea Under 17 tra Italia e Belgio, a testimonianza di una realtà importante. Tuttavia, è fondamentale che trovino spazio nelle categorie superiori. Come evidenziato dal presidente Gravina nel suo rapporto di fine mandato, l’Italia si posiziona al 49° posto su 50 per l’impiego di giovani Under 19 in Serie A».

Interrogato sulla prossima elezione che lo vede opposto a Giovanni Malagò per la presidenza FIGC, Abete ha illustrato il ruolo del mondo dilettantistico nelle future riforme: «Il nostro mondo costituisce la base del movimento calcistico. Questa dimensione ha acquisito crescente importanza poiché, in linea con altri grandi Paesi europei, il numero delle squadre professionistiche è in calo. La Germania ne conta 56, la Francia 36, la Spagna 42, l’Inghilterra 92. Noi ne abbiamo 97, considerando che sono 100 squadre ma 97 società, a causa delle tre seconde squadre in Serie C. È naturale che, con una pianificazione oculata che eviti la dispersione degli investimenti, assisteremo a una riduzione fisiologica del numero di club professionistici anche in Italia. Di conseguenza, la centralità della Serie D aumenta, con piazze sempre più rilevanti. Deve inoltre mantenere il suo equilibrio: includere grandi città e centri minori capaci di gestire i costi in modo sostenibile e ottenere risultati sportivi significativi».

Infine, nel valutare la stagione sportiva appena conclusa, Abete ha assegnato un voto alto, cogliendo l’occasione per sottolineare la stabilità del sistema di fronte alle nuove riforme giuslavoristiche: «Attribuisco un ottimo voto, un 8. Ritornando ai voti scolastici, l’8 era un buon risultato, poi i sistemi di valutazione sono cambiati. Il voto è 8 perché abbiamo completato l’organico, un’impresa non facile. Abbiamo osservato difficoltà nei campionati professionistici, mentre noi abbiamo retto l’impatto; con 162 società ai nastri di partenza, qualche imprevisto può accadere. La competizione è stata accesa fino alla fine. Stiamo lavorando per ottimizzare i controlli sulle liberatorie, e gradualmente la dimensione dei contratti di lavoro sta diventando rilevante: abbiamo oltre 3.000 contratti di lavoro autonomo nella Serie D e 39.000 nell’intero settore dilettantistico».

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