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Pro Patria, iscrizione Serie D: il nodo Finnat e la cessione del club

A meno di un giorno dalla scadenza del 10 luglio per l’iscrizione al campionato di Serie D, il presidente uscente Giancarlo Travagin conferma di aver saldato i debiti con la FIGC e ribadisce la volontà di cedere il club, attendendo il versamento delle quote dal socio di minoranza Finnat.
Pro Patria, si volta pagina con l'obiettivo di tornare subito in C Pro Patria, si volta pagina con l'obiettivo di tornare subito in C

A meno di un giorno dalla scadenza del 10 luglio per l’iscrizione al campionato di Serie D, l’ambiente della Pro Patria è caratterizzato da una combinazione di apprensione e moderata fiducia. Il mutamento dell’atmosfera recente sembra essere legato a un incontro privato tra il sindaco di Busto Arsizio, Emanuele Antonelli, e Giancarlo Travagin, avvenuto nell’ufficio del primo cittadino. Questo confronto, stando alle informazioni disponibili, avrebbe contribuito a risolvere una situazione di stallo perdurante da diverse settimane.

A seguito di tale colloquio, come riportato da ilbustese.it, il presidente – con ogni probabilità per un periodo limitato – della società di via Ca’ Bianca, ha mostrato un approccio più sereno. L’orientamento dell’imprenditore piemontese, secondo le indicazioni, sarebbe quello di procedere con l’iscrizione del club alla Lega per poi finalizzare la sua cessione.

«Ho fatto quello che era di mia competenza per iscrivere la società alla Lega», ha dichiarato con tono deciso Travagin come ripreso da ilbustese.it, precisando di aver portato a termine tutti gli adempimenti burocratici concordati con l’amministrazione comunale. «La mia parte, quella che dovevo fare secondo gli impegni presi direttamente con il sindaco, l’ho fatta ed è completamente in regola. Adesso manca la parte di Finnat».

Secondo la ricostruzione fornita dallo stesso presidente, l’esito dell’iscrizione dipenderebbe ora dal versamento delle quote ancora dovute dal socio di minoranza. «Nelle parole dello stesso Bassi, l’accordo era chiaro: “Travagin fa la sua parte e io faccio la mia”. Io ho dovuto provvedere in questi giorni a saldare tutti i conti in sospeso con la FIGC, effettuando pagamenti. Ora sto aspettando il documento che attesti l’avvenuto pagamento della quota dovuta da parte del 49%. Se loro non vorranno partecipare e la squadra non si iscriverà, non dipenderà certo da me. Io e il sindaco siamo allineati. Gli altri, invece, sono ancora lì che ci stanno pensando».

Un ruolo cruciale, in questa fase, lo avrebbe giocato proprio il vertice con Antonelli: «Il sindaco è intervenuto perché è una persona seria e perbene, e ha a cuore la Pro Patria. Mi ha chiamato ricordandomi che la società è un patrimonio del territorio, dei giovani e di Busto, e io ne sono pienamente cosciente. Ma se dall’altra parte si sta degenerando, non è un problema mio».

Il clima ostile che avrebbe accompagnato Travagin fin dal primo giorno del suo insediamento lo ha comunque spinto a ribadire la volontà di allontanarsi dal club, in una sorta di operazione che lui stesso paragona a un “sign and trade”, mutuando l’espressione dal gergo della NBA. «Sono qui da pochissimi giorni, se escludiamo il fine settimana sono appena tre o quattro giorni di lavoro effettivo. Eppure sono già stato dipinto come il male assoluto, sono stato menato e se vado allo stadio vedo ancora lo striscione che mi dice di andarmene. Nonostante l’aggressione su cui la magistratura sta indagando, io sono qui a iscrivere la società senza rancore verso nessuno. Penso che chiamerò Striscia la notizia, è una situazione assurda».

Parole a cui segue la conferma di un addio che si preannuncia imminente: «Tutto mi è contro qui a Busto Arsizio. Quando trovi solo negatività, odio, disprezzo e tanta ignoranza sobillata da gente che rema contro a quello che sto facendo di buono, diventa inutile restare. Quindi me ne vado, non ci penso un minuto di più. L’unica cosa che volevo fare prima di lasciare era iscrivere la squadra, e l’ho fatto. Il mio dovere l’ho compiuto».

Nella parte conclusiva del suo intervento, il presidente uscente ha voluto anche rivendicare la correttezza della propria gestione economica e tutelare la propria reputazione personale. «La mia gestione parte da zero, io non ho creato un solo centesimo di debito. I debiti pregressi appartengono alla passata gestione Finnat-Testa. La gestione Travagin è a “più cento”. Cosa deve dirmi la gente? Il sindaco stesso ha ricordato che quando una persona investe anche solo un euro nella Pro Patria bisognerebbe dirgli grazie. Io ho messo cifre importanti, eppure ho ricevuto sputi e insulti gratuiti. Io sono una persona seria e vorrei essere giudicato solo per il lavoro che faccio e per quello che costruisco. I prossimi giorni saranno decisivi».

Pertanto, in prossimità della data limite, la situazione pare evolvere verso l’esito atteso da settimane dalla maggioranza dell’ambiente biancoblù, sebbene con modalità differenti: l’iscrizione al torneo e un conseguente, celere cambio di proprietà.

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