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Burrai, il ritorno al Pordenone: “Chiudere un cerchio”

Salvatore Burrai, a 39 anni, è tornato al Pordenone per la sua terza esperienza. Il centrocampista, tifoso del Cagliari con un passato in Serie A, ha dichiarato: “Chiudere un cerchio”.
Burrai, il ritorno al Pordenone: "Chiudere un cerchio" Burrai, il ritorno al Pordenone: "Chiudere un cerchio"

Salvatore Burrai, a 39 anni, ha fatto ritorno al Pordenone, squadra che aveva già vestito in passato. Il centrocampista, originario della Sardegna e tifoso del Cagliari, con cui ha debuttato in Serie A, ritrova l’ambiente neroverde per la sua terza esperienza.

Burrai, cresciuto con la passione per il calcio fin da giovane, aveva considerato l’idea di interrompere la carriera agonistica. Tuttavia, il forte legame con questo sport e in particolare con il Pordenone lo ha spinto a continuare. Questa nuova avventura nel dilettantismo rappresenta per lui il desiderio di “La voglia di giocare a calcio l’ho sempre avuta e ce l’avrò sempre. Amo questo sport, lo faccio da tantissimi anni e credo sia uno dei lavori più belli al mondo. Ho deciso di tornare al Pordenone perché credo sia giusto chiudere un cerchio dopo tanti anni dove abbiamo raggiunto degli obiettivi molto importanti. Voglio ricambiare l’affetto delle persone che me lo dimostrano e me l’hanno dimostrato quotidianamente.” Il ricordo più vivido è la vittoria del campionato e la promozione in Serie B, ottenuta dopo anni di tentativi e con una stagione senza sconfitte fuori casa.

L’obiettivo per la stagione è chiaro: “partita dopo partita”. Burrai ha sottolineato il buon lavoro svolto dalla squadra l’anno precedente, nonostante la penalizzazione e la sconfitta nello spareggio, definendolo un “grande risultato” da neopromossa. Dopo due settimane di allenamento con il gruppo, ha riscontrato un ambiente coeso, composto da giovani e giocatori esperti, ritenendolo di “livello per la categoria.

Il centrocampista ha rievocato le emozioni del suo passato, dall’esordio in Serie A con il Cagliari, la squadra del suo cuore e della sua terra, sotto la guida di Marco Giampaolo, fino alla sfida di Coppa Italia contro l’Inter a San Siro. “Quel tipo di emozioni lì non sono neanche facili da raccontare perché vivi dei momenti unici. Cagliari è stata importante per me perché io sono sardo e anche tifoso. L’esordio in A contro l’Ascoli è stato bellissimo perché facevo parte della prima squadra, c’era Marco Giampaolo in panchina e qualche anno dopo è arrivato Massimiliano Allegri. Giocavo nella squadra del mio cuore, della mia terra, e penso che sia stata una delle emozioni più grandi della mia carriera. Il ricordo è ancora oggi bellissimo e credo che rimarrà per sempre dentro di me. Giocare a San Siro contro quell’Inter composta da tanti campioni è un altro ricordo indelebile. Abbiamo dato ”fastidio“ a una grande squadra portandoli fino ai calci di rigore. Per noi è stata un’emozione unica.”

La carriera di Burrai è stata arricchita dalla guida di numerosi allenatori di spicco, tra cui Giampaolo e Allegri. Pur non volendo citarne uno in particolare per non sminuire gli altri, ha affermato di aver appreso molto da ciascuno di loro. Il suo futuro post-ritiro è già delineato: “Dopo il ritiro vorrei fare l’allenatore, ho già il patentino per poterlo fare. Vediamo se a fine anno riesco a prendere anche il patentino UEFA A, ma l’idea è quella di restare nel calcio e continuare nelle vesti di allenatore.”

Concludendo, Burrai non nutre rimpianti, nonostante due gravi infortuni al ginocchio che potrebbero aver limitato il suo percorso. “Non ho rimpianti perché credo di aver fatto una carriera importante caratterizzata anche da due infortuni molto gravi al ginocchio. Forse senza di quelli potevo fare qualcosa di più, ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte.” Il ricordo più prezioso rimane l’annata a Mantova, culminata con la vittoria del campionato e la promozione in Serie B, grazie a un gioco spettacolare espresso in una piazza importante.

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