Dark Mode Light Mode

La Serie D merita la prima pagina, non perdertela!

Aggiungi SerieD.it alle tue fonti preferite su Google: un tocco, e i nostri articoli sui nove gironi salgono in cima alle tue ricerche.

★ Aggiungi a Google

Enna Calcio, Travagin minaccia il ritiro: “Situazione da Beirut, promesse tradite”

Il presidente dell’Enna Calcio, Giancarlo Travagin, minaccia il ritiro della squadra dal campionato a causa di “promesse tradite” e una situazione “da Beirut”. Accuse all’amministrazione comunale e alle precedenti gestioni.
Enna Calcio, Travagin minaccia il ritiro: "Situazione da Beirut, promesse tradite" Enna Calcio, Travagin minaccia il ritiro: "Situazione da Beirut, promesse tradite"

Un vero e proprio terremoto scuote l’Enna Calcio. Il presidente Giancarlo Travagin ha deciso di rompere il silenzio attraverso un video diffuso sui canali social del club, dipingendo un quadro estremamente preoccupante riguardo alla situazione societaria, logistica e ambientale che circonda la squadra gialloverde.

Travagin ha lanciato un’accusa diretta nei confronti delle precedenti gestioni e di chi starebbe creando ostruzionismo. Particolarmente nel mirino è finita l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Mirello Crisafulli, accusata di non aver mantenuto le garanzie promesse in estate. Tra debiti pregressi, carenza di infrastrutture e materiale tecnico sparito, il presidente minaccia azioni drastiche: la restituzione del titolo o il ritiro della squadra dal campionato.

“È necessario fare chiarezza e spiegare la verità su quanto sta accadendo e su quanto è accaduto”, ha esordito Travagin, ripercorrendo le ragioni del suo arrivo in Sicilia. “Dopo la mia esperienza alla Pro Patria, con uno staff di rilievo a Busto Arsizio, sono stato proposto di venire a Enna da amici. Avevo inizialmente rifiutato, percependo già una situazione difficile. Ho accettato solo a una condizione: ricevere le garanzie dal sindaco Mirello Crisafulli e dall’amministrazione. Avevo un progetto sportivo ambizioso e, visti i presupposti interessanti, ho preso a cuore la situazione”.

L’impatto con la realtà societaria è stato, a detta del presidente, devastante. “Ho incontrato il sindaco e, nel suo ufficio, ho trovato una situazione disastrosa. I dirigenti presenti – Cannizzo, Vignieri, Di Pietro – erano così disperati che avrebbero potuto portare i libri contabili in tribunale per la chiusura della società. La disperazione era quotidiana. La precedente amministrazione, con Stompo e Montesano, aveva abbandonato tutto, lasciando un’eredità amministrativa precaria”.

In questo contesto, Travagin ha ricevuto rassicurazioni: “Mi hanno promesso la massima disponibilità, garantendomi la consegna dello stadio Gaeta entro settembre. Mi sono fidato delle parole del sindaco e dei tre dirigenti, che mi avevano assicurato anche contratti di sponsorizzazione significativi, il rinnovo del nostro main sponsor, il gruppo Arena, e un elenco di 70-80 sponsor periodici. Credevo si potesse fare molto, considerando anche il polo universitario e le aziende locali. Ho subito iniziato a investire, assumendomi un ‘fardello’ di 350 chili”.

Tuttavia, il quadro finanziario e gestionale riscontrato non corrispondeva alle promesse. “Affermavano che tutto fosse in regola, che la contabilità fosse a posto e che l’azienda prosperasse. Ma la realtà era diversa. Non c’è stato il tempo per una due diligence approfondita. I miei professionisti mi avevano sconsigliato di intraprendere questa avventura. Ma di fronte alle promesse del sindaco e di altre persone di fare il possibile per salvare l’Enna, ho accettato. Ci siamo trovati in una situazione paragonabile a Beirut: macerie, un vero disastro”.

Il punto critico riguarda le infrastrutture. “Dopo il primo incontro con Crisafulli, ne ho richiesto un secondo, durante il quale ho notato un completo cambio di atteggiamento. Se manca uno stadio, il calcio in una città non esiste. La mia garanzia era Mirello. Mi hanno comunicato che lo stadio non sarà pronto prima di fine anno. Un cartellone esterno indica la consegna per il 29 agosto, ma ingegneri locali mi hanno informato che non se ne parlerà prima di marzo, aggiungendo che i lavori sono stati eseguiti male e dovranno essere rifatti. Questa incertezza è preoccupante”.

Anche la situazione per gli allenamenti è critica: “Senza campi, siamo costretti a elemosinare uno spazio. Mi era stato garantito il campo di Pergusa, gestito da un’altra società, ma si è rivelata un’altra beffa: dobbiamo pagare per utilizzarlo. L’amministrazione ci ha detto testualmente: ‘Si arrangi’. Vengo per l’Enna, perché mi garantiscono che tutto è a posto, ma mi ritrovo all’inferno”.

Travagin accusa poi chi, a suo dire, sta ostacolando il progetto: “Invece di mostrare amore per la maglia e la città, vedo poche persone serie che si dedicano anima e corpo ad aiutarci. Dall’esterno, ci sono individui che supportano chi crea ostruzionismo, mettendo i bastoni tra le ruote. È pura follia, cose da marziani. Cercano solo di creare destabilizzazione”.

Le sorprese peggiori emergono dai conti: “Quando abbiamo chiesto il pullman per viaggiare, è saltato fuori che ci sono fatture non pagate. La Croce Rossa non viene pagata da due anni. È arrivata una bolletta dell’Enel da 15.000 euro: da quanto tempo non viene saldata? E poi manca tutto. Avevamo 160.000 euro di materiale dallo sponsor tecnico (due mute complete), e ora non c’è più nulla. Ci chiedono soldi per richiedere qualcosa. Dove è finito questo materiale? L’hanno preso i ragazzi? È stato rubato? Non sappiamo nulla. Ho dovuto lasciare la mia famiglia a New York il 24 agosto per precipitarmi qui e cercare di risolvere”.

Di fronte a questo scenario, che rischia di comportare pesanti sanzioni federali e il blocco di abbonamenti e biglietteria per l’assenza dello stadio, Travagin lancia un ultimatum: “Se mancano gioia, serenità e motivazione, si perde la speranza. L’unica cosa che possono ottenere con questo comportamento è che domattina consegnerò nuovamente la società al Sindaco o, addirittura, ritirerò la squadra dal campionato. Non sto scherzando, la gente deve confrontarsi con queste verità”.

Il presidente ha annunciato di aver inviato una PEC al Comune: “Chiedo tutte le giustificazioni sui lavori eseguiti, i motivi dei disservizi e le ragioni per cui il campo non ci è stato consegnato nei tempi previsti dal bando regionale. Attenderò, se necessario fino a marzo, ma ho una responsabilità verso 30 ragazzi, l’allenatore, i calciatori e le loro famiglie. Non permetto a nessuno di scherzare su questo”.

In conclusione, Travagin lancia un monito ai detrattori e un appello alla città: “Sento giornalisti e altre persone dire in giro: ‘Non date soldi a Travagin, non date soldi all’Enna’. Invece di contribuire, parlano male. Ma noi non abbiamo paura. A me hanno insegnato che chi fa del bene non deve temere nulla; chi fa del male ne risponderà. Noi andremo dritti per la nostra strada, comportandoci da professionisti. Chi sta danneggiando l’Enna lo sta dimostrando. Chi ama l’Enna sarà con noi per ottenere ottimi risultati e creare un calcio migliore di quello attuale”.

Seguici su Google

Aggiungi SerieD.it alle tue fonti preferite: troverai le notizie su tutti e nove i gironi in cima ai risultati di ricerca.

★ Aggiungici
Commenta l'articolo Commenta l'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News precedente
Imperia, rinforzi in attacco e difesa con Pisano e Puentes

Imperia, rinforzi in attacco e difesa con Pisano e Puentes

News successiva
Il DS Quintieri del Pontedera: Ibarbo è pronto per una stagione di assestamento

Il DS Quintieri del Pontedera: Ibarbo è pronto per una stagione di assestamento