Agenore Maurizi, tecnico dell’Ancona, ha parlato del suo accordo triennale con il club dorico, sottolineando come questo rappresenti la base per un progetto a lungo termine. “Il contratto non mi pesa”, ha dichiarato il mister, “se tutti sono stati d’accordo nel ritenere che fossi la persona giusta per sviluppare ad Ancona, nell’arco di tre anni, un determinato tipo di lavoro, significa che c’è una visione precisa. Quando si sottoscrive un contratto così lungo, vuol dire che alla base c’è un progetto a lungo termine e questo deve dare certezze e sicurezza anche alla città della solidità del progetto e della società”.
Maurizi ha poi ammesso le difficoltà iniziali della squadra, assumendosene la piena responsabilità: “Evidentemente, se la squadra ancora fa fatica, è perché non sono riuscito, insieme al mio staff, a trasmettere quello che è il nostro modo di essere e il nostro modo di intendere il calcio in campo”. Il tecnico ha ribadito la sua filosofia di gioco, basata su un calcio aggressivo, con pressione e verticalità, ma ha anche riconosciuto l’importanza dei risultati: “Possiamo essere tutti belli, bravi e fare le cose migliori del mondo, ma alla fine servono i risultati”.
Riguardo alla costruzione della rosa, Maurizi ha spiegato che la squadra è stata costruita in due fasi distinte, con società diverse. La sua assenza forzata per motivi di salute ha inciso sul secondo mercato. Nonostante ciò, il tecnico ritiene che l’organico sia “molto forte e dotato di qualità tecnica”, ma ha evidenziato la necessità di trasmettere maggiore personalità e aggressività ai giocatori, oltre a migliorare la gestione dei duelli individuali.
Il mister ha anche toccato il tema delle ambizioni ad Ancona: “Giocare ad Ancona in Serie D significa necessariamente scendere in campo per provare a vincere il campionato. Non credo che un mister che si presenti dicendo di voler raggiungere una salvezza tranquilla possa avere grandi possibilità di allenare in una piazza del genere”.
Infine, una riflessione sul modulo 4-2-3-1, che Maurizi ha confermato come scelta principale, pur sottolineando come le decisioni debbano tenere conto del regolamento della Serie D, in particolare dell’obbligo di impiegare tre under. “Il modulo non esiste in senso assoluto”, ha concluso, “le scelte vanno quindi adattate anche in funzione degli under”.