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Giorgio Perinetti: il ruolo del DS oggi, i presidenti ‘speciali’ e il ricordo della figlia

Giorgio Perinetti, attuale direttore generale dell’Athletic Palermo, ha riflettuto sull’evoluzione del ruolo del DS, raccontando aneddoti sui presidenti e ricordando la figlia Emanuela.

Il dirigente Giorgio Perinetti, attuale direttore generale dell’Athletic Palermo, è stato il protagonista della 15° edizione di “I protagonisti del calcio si raccontano”, tenutasi mercoledì 7 ottobre a Arezzo. Nel corso dell’evento, ideato da Donato Alfini, Perinetti ha offerto una profonda riflessione sull’evoluzione del ruolo del direttore sportivo, ripercorrendo la sua lunga carriera e toccando anche aspetti personali di grande commozione.

Perinetti ha sottolineato come la figura del direttore sportivo sia radicalmente mutata nel tempo. Se in passato il DS era principalmente orientato al benessere della società, alla gestione economica e alla crescita del club, oggi il suo lavoro è sempre più incentrato sui rapporti, con una crescente influenza dei procuratori. “Il lavoro del ds è cambiato. Il direttore faceva il bene della società, faceva quadrare i conti e crescere la società. Oggi invece è più un lavoro di rapporti dove il procuratore ha sempre più spazio. Penso che debba essere l’allenatore a scegliere il direttore sportivo. Ci deve essere una sinotnia totale tra i due, il dialogo risulta fondamentale“, ha dichiarato il dirigente nel corso dell’evento ad Arezzo.

I presidenti e gli aneddoti

Non sono mancati i racconti sui suoi rapporti con i presidenti più iconici del calcio italiano. Giorgio Perinetti ha ammesso di aver incontrato difficoltà con figure imprenditoriali come Sensi, Viola e Ferlaino, mentre con altri, come Maurizio Zamparini, Enrico Preziosi e Massimo Cellino, ha confessato di aver “sfiorato il manicomio”. Un aneddoto particolarmente vivido riguarda proprio Massimo Cellino: “Con Cellino dovevo avere sempre due telefoni a portata di mano, mi chiamava anche alle due di notte per sapere l’età dei giocatori. Questo insegna che il calcio non ha orari“. Ha anche ricordato la sua fortuna di aver conosciuto Antonio Conte da calciatore alla Juventus, notando fin da subito la sua spiccata personalità e il potenziale per diventare un grande allenatore.

La sua passione per il calcio, ha spiegato, è sempre stata viscerale ma oggettiva, non essendo tifoso di una squadra specifica. Questo gli ha permesso di sviluppare un senso analitico che si è rivelato fondamentale nella sua carriera. Ha menzionato anche alcuni ricordi legati ad Arezzo, come le visite in città con Viola per assistere alle partite.

Il ricordo di Emanuela

Un momento di profonda emozione è stato dedicato alla memoria della figlia Emanuela Perinetti, scomparsa il 29 novembre 2023. A lei è stato dedicato il libro “Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello”. Giorgio Perinetti ha voluto sensibilizzare il pubblico sui disturbi alimentari, un tema ancora troppo sottovalutato. “Mia figlia Emanuela faceva marketing sportivo, aveva una carriera avviata. Purtroppo, è stata colpita da dei disturbi alimentari. Sono cose gestibili se le intuisci subito, ma purtroppo non avevo gli strumenti e le conoscenze per farlo. Il titolo del mio libro è emblematico, perchè racconta di segnali che non ho visto arrivare di un problema tutt’ora molto sottovalutato. Questo è stato il mio dramma più feroce: Essere impotente di fronte a questa situazione“, ha raccontato con commozione.

La serata si è conclusa con la consegna del “Premio alla Carriera” a Giorgio Perinetti, un riconoscimento consegnato dal direttore sportivo dell’Arezzo, Nello Cutolo, e dal suo collaboratore Jacopo Dezi.

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