La conclusione del mandato presidenziale di una società sportiva è sempre un momento delicato. Ancora di più se avviene dopo 11 anni di dedizione, sforzi e competizioni. Lasciare una squadra che si è guidata fino all’ultimo giorno in un clima di totale incertezza rende l’addio ancora più complesso. Un’incognita che non deriva da una decisione personale, ma dalle scelte di chi rimane all’interno della dirigenza. Un futuro carico di interrogativi, con una domanda che sovrasta le altre: la squadra, costruita, supportata e seguita con passione fino al termine, riuscirà a formalizzare l’iscrizione al prossimo campionato di calcio? Questo è il quadro attuale in casa Pro Patria. Patrizia Testa ha trasferito il suo 51% di quote societarie a Giancarlo Travagin, dopo che il socio di minoranza Luca Bassi, agendo per conto di Finnat, non ha esercitato il diritto di prelazione. L’ex numero uno biancoblù ha condiviso con gli eventi degli ultimi giorni alla guida del club: dalle emozioni di un’uscita maturata dopo oltre un decennio, fino alla trattativa che ha segnato la sua separazione dalla società, tra ostacoli, contestazioni e una situazione che continua a generare dibattito.
“Personalmente, mi sento serena e tranquilla”. Patrizia Testa inizia così, affermando di non avere nulla da celare: “Come sono solita affermare, e come posso dimostrare, non ho segreti nascosti”. L’ex presidente della Pro Patria rievoca il suo periodo alla guida del club, sottolineando di aver sempre agito con trasparenza e integrità: “Durante la mia gestione alla Pro Patria, ho operato alla luce del sole. La società stessa, per quanto possa rappresentare nel panorama calcistico nazionale, ne è prova, così come le persone che mi hanno affiancato in questi anni”. Testa ricorda anche il suo coinvolgimento nelle federazioni sportive: “Ho ricoperto ruoli nel direttivo e nell’esecutivo di Lega Pro e, sia sotto la presidenza di Francesco Ghirelli sia con Matteo Marani, ho sempre lavorato per il bene dello sport e dei suoi valori fondamentali, gli stessi principi che devono ispirare ogni squadra, sia essa calcistica o di qualsiasi altra disciplina”.
Patrizia Testa ribadisce la trasparenza del suo operato, evidenziata anche dai conti in ordine che hanno permesso alla Pro Patria di essere riammessa in Serie C l’anno precedente. Ciononostante, spiega, le critiche nei suoi confronti sono proseguite, anche riguardo alla scelta del nuovo socio di maggioranza. “Sin da prima di Natale si è instaurato un clima poco accogliente nei miei confronti e verso il mio lavoro. Non accetto che mi vengano attribuite responsabilità che non mi competono, in particolare l’idea, estremamente grave, che io mi sia disinteressata della Pro Patria o che l’abbia sfruttata per vantaggi personali”. L’ex presidente sottolinea quindi il suo impegno nel progetto: “Ho investito risorse economiche, fisiche e mentali per sostenere i valori autentici dello sport, quelli che una società calcistica deve incarnare”. Testa lamenta infine che il legame con la città sia stato riconosciuto solo parzialmente e denuncia un atteggiamento, a suo dire, ingiusto nei suoi confronti: “Non si è trattato di semplici attacchi personali, ma di un tentativo di screditare tutto ciò che ho realizzato per la Pro Patria, alimentando l’idea di un mio distacco che non rispecchia la realtà”.
Patrizia Testa ripercorre anche l’attività svolta negli ultimi tre anni e il rapporto di fiducia instaurato con il dottor Luca Bassi, rappresentante di Finnat. “Da tre anni il dottor Bassi è stato al mio fianco e, fin dall’inizio, era a conoscenza della mia intenzione di cedere il 100% delle quote societarie”. L’ex presidente evidenzia di aver comunicato questa intenzione in diverse occasioni, come dimostrerebbero comunicazioni e testimonianze: “Per le mie possibilità economiche era giunto il momento di fare un passo indietro. Ho sostenuto la Pro Patria per un anno e mezzo da sola e per un altro anno e mezzo con Finnat, partner al 49%, ma non potevo più sostenere i costi”. Riguardo alle ultime settimane prima della scadenza del diritto di prelazione di Finnat, Testa spiega di aver informato il dottor Bassi della necessità di una decisione: “Il 5 giugno gli ho comunicato chiaramente che il tempo stava per esaurirsi. Non potevo arrivare al 1° luglio con il 51% della Pro Patria ancora a mio nome, poiché non avevo più le risorse economiche per affrontare un’altra stagione”. La presidente uscente chiarisce infine che la sua decisione non rappresenta un abbandono, ma un atto di correttezza: “Non significa mollare, ma essere una persona onesta e consapevole dei propri limiti, evitando di assumere impegni che poi non si è in grado di rispettare, una situazione purtroppo comune nel calcio, anche a livelli elevati”.
Patrizia Testa: “Non è stato un abbandono, sono rimasta senza risorse”
Patrizia Testa racconta di aver espresso al dottor Bassi la sua preoccupazione riguardo al clima ostile che, a suo dire, si era creato nei suoi confronti. L’ex presidente sostiene di essersi trovata ancora una volta a farsi carico degli oneri economici della società, mentre altri prendevano decisioni e responsabilità proprie di un presidente e socio di maggioranza.