A 32 anni, Antonio Palma non ha intenzione di fermarsi. “Io sto bene con il corpo e con la mente”, dichiara, proiettandosi verso un futuro che lo vede ancora in campo, magari fino ai 40 anni. La sua carriera vanta oltre 200 presenze tra i professionisti, un debutto in Serie A e, nell’ultimo campionato di Serie D con la maglia della Leon, ha messo a segno 4 gol e fornito 6 assist. Palma, centrocampista versatile, capace di agire da mezzala, regista o trequartista, ha girato l’Italia per inseguire la sua passione, conquistando anche un campionato di Serie D con l’Alcione Milano.
Durante l’estate, Palma si dedica a varie iniziative calcistiche per bambini. Fino a due mesi fa, era impegnato sui campi di Serie D con la Leon, squadra con cui ha raggiunto i playoff. “La stagione è andata molto bene”, afferma, considerando le difficoltà iniziali. “Ero fuori rosa a Piacenza, ho risolto il contratto a settembre e a ottobre sono arrivato alla Leon. La squadra era terzultima e abbiamo concluso al quinto posto, superando ogni aspettativa, sia a livello di squadra che personale”.
Con quattro reti e sei passaggi decisivi, unite a giocate di qualità e a una notevole duttilità, Palma è stato un elemento prezioso per la Leon. L’allenatore Memushaj ha saputo sfruttare le sue capacità in diverse posizioni: “Ho giocato spesso trequartista e in più ruoli. Ho avuto la fortuna di conoscere un mister molto bravo, che mi ha insegnato ancora a 32 anni come migliorare, e di lavorare con uno staff super professionale”.
La stagione con la Leon si è conclusa con soddisfazioni, nonostante la sconfitta nei playoff contro la Casatese. La successiva separazione, tuttavia, ha sorpreso Palma: “Non lo so sinceramente, credevo di dover rimanere, avevo un accordo con la proprietà. Mi avevano detto che mi avrebbero contattato presto per firmare. Dopo un mese, però, sono state fatte valutazioni diverse. La partenza di Memushaj potrebbe aver inciso, ma mi aspettavo più rispetto, soprattutto a livello di comunicazione, perché non mi è stato detto nulla. Ho dovuto chiamare io per avere chiarimenti, quando mi era stato assicurato che avrei fatto parte della squadra”.
Attualmente svincolato, Antonio Palma è alla ricerca di una nuova opportunità. “Succedono queste cose in questo ambiente, ci si augura di trovare persone rispettose. Le scelte tecniche sono soggettive, ma dal punto di vista del rapporto umano, c’è stata una mancanza di rispetto”.
La sua priorità è rimanere vicino a Monza, dove vive con la compagna e la figlia, per continuare le sue attività. “Voglio giocare ancora il più a lungo possibile, ma preferirei rimanere qui a Monza. La mia famiglia è la priorità. Mi sento bene, mi sono sempre allenato, quindi fisicamente e mentalmente sto benissimo”, sottolinea Palma.
Il merito del suo stato di forma attuale va anche a Ledian Memushaj, ora allenatore dell’Altamura: “Fin da subito abbiamo compreso il suo alto livello di conoscenza e preparazione. Dal primo allenamento abbiamo capito che potevamo migliorare tutti, e infatti abbiamo fatto qualcosa di incredibile”.
Il culmine della sua carriera è stato l’esordio in Serie A il 12 maggio 2013 con l’Atalanta contro l’Udinese. “Me l’aspettavo un po’, ero andato spesso in panchina. Col tempo, però, è diventato un problema non riuscire a riconfermarmi a quei livelli. Ora guardo indietro con tranquillità, non come un rammarico, ma come un bel ricordo”.
Nonostante la carriera prevalentemente tra i professionisti, Palma rimpiange di non essere rimasto ai massimi livelli. “Da una parte c’è l’orgoglio di aver fatto della mia passione un lavoro. Dall’altra, le aspettative e il desiderio di giocare più in alto. Questo è stato un conflitto interno per me. Ora, più grande e maturo, vedo tutto con più serenità, ma mi aspettavo una carriera migliore”.
Diversi suoi ex compagni della Primavera dell’Atalanta, come Caldara, Conti, Gagliardini e Grassi, hanno raggiunto la Serie A. “Mantenere i rapporti non è semplice, ma c’è sempre affetto quando ci si rivede. Siamo cresciuti insieme per 10-11 anni”.
Palma desidera ora mettere a disposizione dei più giovani la sua esperienza. “Voglio aiutarli a commettere meno errori di quanti ne abbia fatti io in carriera, perché so di averne fatti diversi”.
Fuori dal campo, Palma è una persona curiosa e informata. Il suo idolo non è un calciatore, ma Roberto Saviano. Laureato in giurisprudenza, ammira figure come Falcone e Borsellino. “A fine carriera mi piacerebbe stare nel calcio dal punto di vista giornalistico, raccontare. Adesso faccio un podcast e sono molto contento”.
Non punta a diventare agente o direttore sportivo, ma a rimanere nel mondo della comunicazione calcistica. “Mi piacerebbe stare dall’altra parte, poterlo raccontare, mettere le mie conoscenze a servizio del pubblico. Intanto, insieme a un ex compagno, abbiamo aperto una sede per allenamenti tecnici individuali e di squadra per bambini”.
Questa attività, inizialmente estiva, ora si svolge tutto l’anno nei giorni liberi. Organizzano anche l'”Inter Summer Camp” grazie alla collaborazione con l’Inter, un motivo di orgoglio e una possibile strada per il futuro, legata al mondo giovanile, “dove c’è più purezza, dove è tutto più spontaneo”, pur notando la crescente presenza di procuratori e genitori.
Antonio Palma, maturato attraverso momenti difficili, vede il calcio con occhi diversi e apprezza le attività extra-campo. Ha vissuto attimi di sconforto e momenti in cui l’autostima veniva meno. “Ci identifichiamo con quello che facciamo. Giochiamo bene, ci sentiamo bene. Giochiamo male o non giochiamo, non stiamo bene. In età giovanile mi è capitato spesso di pensarla così. Ho pensato di mollare, ma c’è sempre stato qualcosa che mi ha tenuto agganciato. Se si riesce a tenere duro nei momenti difficili, poi si ritrovano soddisfazioni ed emozioni positive”.
Guardando a 10 anni, Palma immagina di essere ancora legato all’ambiente calcistico, magari come commentatore o giornalista, e con un altro figlio. “A 42 anni ancora in campo mi sembra difficile, ma sulla soglia dei 40 ci posso arrivare, infortuni permettendo. Non bevo alcolici, non fumo, quindi sto bene. Lo stile di vita mi permette di essere sempre sano”. La gioia più grande è vedere sua figlia Camilla sorridere: “Ogni giorno quando mi sorride, la mia vita sorride. Puoi anche non giocare per due mesi, ma se ti sorride passa tutto”.