Un esordio ufficiale di grande rilievo per il Messina guidato da Alfio Torrisi, che ha ottenuto una netta vittoria contro la Messana Riviera. La partita si è sbloccata definitivamente nella ripresa, con la squadra giallorossa che ha messo a segno quattro reti, mostrando qualità tecniche notevoli.
Nel commento post-gara, l’allenatore, precedentemente alla guida di Trapani e Reggina, ha condiviso la sua analisi dell’incontro in conferenza stampa.
«Ci siamo trovati di fronte un avversario di indubbio valore, provvisto di un’identità tattica piuttosto definita, che com’era lecito attendersi ha scelto di impostare una difesa molto bassa per tutta la prima frazione di gioco, chiudendoci di fatto la maggior parte dei varchi. In scenari del genere era fondamentale far girare la palla con la giusta dose di pazienza e maggior velocità, così da sollecitare le situazioni di uno contro uno ed esplorare i vuoti attraverso smarcamenti e iniziative personali per superare la linea avversaria».
Il cambio di ritmo nella seconda metà della gara ha favorito il successo dell’undici giallorosso.
«Abbiamo interpretato decisamente meglio questi concetti nella ripresa, riuscendo di conseguenza ad affondare i colpi e ad arrivare alla conclusione verso la porta con estrema naturalezza. Tutte le compagini che si troveranno ad affrontare il Messina nel corso del campionato adotteranno con ogni probabilità un atteggiamento tattico analogo a quello mostrato dalla Messana».
Il tecnico siciliano ha poi approfondito le sfide psicologiche e tattiche nel fronteggiare squadre che adottano una strategia prevalentemente difensiva.
«Ho da sempre patito parecchio le squadre che tendono a barricarsi nella propria metà campo, dal momento che mi sono trovato quasi costantemente a guidare formazioni di vertice costruite con l’obiettivo unico di centrare la vittoria. Per scardinare questi blocchi occorre possedere una solidità mentale fuori dal comune, continuando a ricercare la profondità e i corridoi giusti a costo di prolungare il possesso palla. In alcune circostanze avremmo dovuto sollecitare maggiormente la nostra struttura, ma trattandosi della prima gara ufficiale era del tutto fisiologico non aver ancora assimilato appieno determinati meccanismi».