Gaetano Iannini racconta la sua versione dei fatti dopo la clamorosa vicenda che lo ha visto scelto e poi allontanato dalla panchina della Nocerina nel giro di poche ore. L’allenatore, che aveva diretto un allenamento e conosciuto i calciatori, è stato costretto a rinunciare all’incarico a causa di una contestazione da parte di una parte della tifoseria.
L’episodio che ha scatenato le proteste risale al marzo 2010, quando Iannini indossava la maglia rossonera. Un’esultanza dopo un gol contro il Gubbio, che alcuni tifosi interpretarono come un gesto offensivo. Una ricostruzione che l’allenatore respinge categoricamente: “Mi viene contestata un’esultanza dell’8 marzo 2010, quando andai a festeggiare un gol contro il Gubbio sotto la tribuna. Secondo alcuni tifosi, in quell’occasione avrei fatto il gesto delle corna nei loro confronti. Ma io mi pongo una domanda: se avessi davvero compiuto un gesto così grave e offensivo verso una tifoseria tanto calda, sarei mai potuto uscire tranquillamente dal campo con le mie gambe?”.
Iannini sottolinea come, dopo quell’episodio, abbia continuato regolarmente la propria esperienza in rossonero, senza ricevere contestazioni, e sia addirittura tornato a giocare a Nocera nel 2019. “Se davvero avessi avuto problemi così gravi con la tifoseria, come sarebbe stato possibile tornare dieci anni dopo senza che succedesse assolutamente nulla?”, si chiede.
L’allenatore avanza sospetti pesanti sulle origini della contestazione, indicando la possibile presenza di qualcuno interessato a impedirne l’arrivo sulla panchina rossonera. “Io sono convinto che dietro questa vicenda ci sia qualcuno. A Nocera c’è un personaggio che mi ha fatto la guerra e che, secondo me, avrebbe voluto allenare questa squadra senza riuscirci. Non faccio nomi perché non posso farli, ma questa persona c’è e continua a screditare gli allenatori che arrivano a Nocera. E non lo ha fatto soltanto con me”.
Iannini rivela inoltre che i contatti con la società non erano iniziati solo nei giorni precedenti: “Quest’estate sono stato contattato dalla Nocerina e ho avuto due incontri con i direttori e con la proprietà. La società aveva già deciso di puntare su di me, ma poi dei tifosi, quando è uscita fuori la notizia, sono andati a contestare sotto casa del presidente”. Una situazione che si è ripetuta dopo l’ufficializzazione del suo arrivo: “Sui social si è scatenata nuovamente una contestazione nei miei confronti. È stato quasi come assistere a un televoto”.
Nonostante la delusione per la decisione della società, Iannini esprime stima per la dirigenza, in particolare per il presidente Vicidomini, il vicepresidente Santoriello e il direttore sportivo Lamazza. “Non ho nulla di personale contro la proprietà o la dirigenza della Nocerina. Anzi, posso parlarne soltanto bene. Sono persone che lavorano tantissimo per questa società”. Tuttavia, ritiene che la società, essendo giovane, non abbia avuto l’esperienza per gestire una situazione così delicata, affermando che “le decisioni sportive e tecniche devono spettare a chi la dirige e investe le proprie risorse. Non possono essere i social o le contestazioni a decidere chi debba allenare una squadra”.
Particolarmente amareggiato Iannini per il comunicato con cui il club si è scusato con la tifoseria: “Ma scuse per cosa? Io non ho fatto assolutamente nulla. Mi è stato detto che non erano a conoscenza di questi presunti precedenti. Ma non li conoscevano perché, per come sono stati raccontati, non esistevano. È questo l’aspetto che mi ha dato maggiormente fastidio, perché quel comunicato rischia di far passare l’idea che io abbia realmente commesso qualcosa di grave”.
La vicenda lo ha ferito profondamente, ma Iannini guarda avanti: “Questa storia mi ha dato una bella botta, soprattutto a livello personale. Non tanto per la perdita della panchina, quanto per il modo in cui sono stato trattato e per quello che è stato detto sul mio conto, ma nella mia vita sono caduto tante volte e mi sono sempre rialzato. Lo farò anche questa volta, senza alcun dubbio”. L’allenatore conserva un ricordo positivo del gruppo squadra, definito “un gruppo di ragazzi perbene, disponibili e con grandi qualità”, e si dice dispiaciuto per non poter lavorare con loro.