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Buglio: “Asti è un paradiso per i giovani, la pressione l’ho imparata a SPAL e Casale”

Francesco Buglio, tecnico dell’Asti, parla del suo presente in Piemonte, delle ambizioni per il futuro e dell’importanza dei giovani talenti.

Francesco Buglio, allenatore dell’Asti, ha tracciato un bilancio della sua carriera e delle ambizioni per il futuro, con un focus particolare sulla valorizzazione dei giovani talenti. Dopo una salvezza raggiunta ai playout, il tecnico ha espresso grande entusiasmo per il proseguimento del suo lavoro in Piemonte.

“Il mio arrivo ad Asti è stato pieno di entusiasmo”, ha dichiarato Buglio, sottolineando la difficoltà del percorso che ha portato alla salvezza, ottenuta a pochi minuti dalla fine della gara decisiva. “Un risultato che per me è nella lista dei campionati vinti. Tutto è stato merito dell’intera dirigenza e del gruppo: non hanno mai mollato e ci hanno creduto fino all’ultimo. Sento che intorno a me si è creata tanta fiducia, entusiasmo e affetto. Non solo all’interno del club ma anche da parte della città e dei tifosi: questa gratificazione mi ha poi accompagnato verso la decisione di continuare insieme”.

La salvezza ha lasciato un segno profondo, consolidando lo spirito di appartenenza e la responsabilità verso i colori biancorossi. “In me di questa salvezza resta tanto: le cose sofferte sono quelle che ti rimangono più impresse”, ha affermato il tecnico, ringraziando lo staff e in particolare il ds Isoldi e Ivo Anselmo, già conosciuti ai tempi dell’Alessandria. “Dopo la salvezza abbiamo deciso di continuare insieme e di ripartire dallo zoccolo duro di maggior esperienza. Insieme a loro un ruolo importante lo giocano anche i giovani: il nostro obiettivo è quello di costruire un vero e proprio programma rivolto ai giovani. Un programma e non un progetto: nel calcio di oggi nei progetti non ci credo più”.

La rosa è stata rinforzata con nuovi arrivi, ma l’attenzione principale è sui giovani. “All’inizio di questa stagione abbiamo dovuto salutare alcuni ragazzi per la questione under, ma questo ci ha permesso di promuovere diversi giocatori dalla Juniores”, ha spiegato Buglio. “Ci vuole tempo, pazienza e magari non tutti sono pronti, ma alcuni si sono già guadagnati il posto da titolare, penso soprattutto a Mana. Abbiamo tanti 2008 e 2009 che fanno parte della rosa e che in questo momento sono già al livello giusto per questa squadra. Io con loro non sono rigido, ma pretendo tantissimo. La passione per il mio lavoro, ma anche per l’insegnamento e l’educazione, mi fanno essere un genitore sportivo, ma so essere anche molto duro. Il rispetto non deve mai mancare, l’educazione non deve mai mancare, la cultura al lavoro non deve mai mancare. Tanti dei nostri ragazzi in questo momento sono seguiti anche da squadre professionistiche: permettere anche a uno solo di loro di mettersi in mostra e fare il salto sarebbe un bel biglietto da visita per tutti i giovani di questo territorio”.

Sulla stagione in corso, Buglio ha commentato: “Le prime partite sono andate molto bene, poi abbiamo avuto un calo che ci può stare. Le partite in casa però non vanno perse e ogni sconfitta che può arrivare deve permetterci sempre di uscire dal campo con dignità, dando sempre tutto con rispetto verso la società e i tifosi. Spegnere la luce, come ci è capitato, non va bene: si può perdere, vincere o pareggiare, ma sempre con rispetto”.

L’obiettivo primario resta la permanenza in Serie D, ma il focus sui giovani è centrale: “L’anima di tutto però rimangono i giovani: la volontà di metterli al centro del programma e di dar loro la possibilità di giocare e crescere: questo è uno dei miei obiettivi”.

Ripensando alla sua lunga carriera, iniziata negli anni Novanta, Buglio ha ricordato esperienze significative a Livorno, Ferrara, Rimini, Casale, Alessandria e San Marino. “Allenare piazze del genere è tutta un’altra storia”, ha affermato. “Per me il calcio si respira lì: lì dove si sente la pressione, con tanti tifosi e giornalisti che ti fanno sentire la responsabilità. Piazze così ti fanno maturare, crescere e conoscere. Sono grato a tutte le società con le quali ho lavorato, ma anche ai ragazzi che ho allenato. Io sono uno che vuole sempre crescere, non mi fermo mai ma, senza di loro, non sarebbe stato possibile. Se oggi sono ancora qui, è sicuramente perché non ho mai mollato ma, soprattutto perché voglio trasmettere ancora questa mia passione ai miei giocatori”.

Tra le esperienze più emozionanti, Buglio ha citato Casale e Viareggio, la sua città natale. Ha anche ricordato i due anni ad Agliana con Massimiliano Allegri, Pavia e San Marino, sottolineando il legame speciale che si è creato con Asti. “Mi sono innamorato di Asti. Dopo la salvezza mi hanno riempito di affetto: c’è stata proprio una mania, ma solo dopo i playout. Prima di questo risultato nessuno ci credeva, l’ambiente era freddo ma siamo riusciti a farlo esplodere. Dobbiamo cercare di continuare così anche per portare più gente allo stadio, stiamo puntando su tanti ragazzi del posto e questo deve far risvegliare la città”.

Ai suoi giocatori, Buglio consiglia di essere ambiziosi: “Se non lo sei puoi venire due ore al campo, ad allenarti anche bene, ma se non hai ambizione o non sei motivato, ti fermi. Questa è una categoria che ti da visibilità. Siamo in un territorio ricco di squadre importanti e di osservatori: crescere in una squadra come la nostra, senza la pressione di vincere addosso, dà a questi ragazzi possibilità importanti. Asti da questo punto di vista è un paradiso. Lo capisco ancora meglio dopo aver allenato in piazze importanti, dove il peso di una sconfitta si sente molto di più e nessun errore ti viene perdonato”.

Infine, una riflessione sul sistema calcistico giovanile: “Il tema dei giovani mi sta molto a cuore perché crescono in un ambiente che da tempo ormai non funziona più”, ha concluso. “I talenti ci sono e sono tantissimi ma, se gli allenatori dei settori giovanili non si dedicano e non lavorano con il fine di farli crescere, c’è un grosso problema alla base. Agli allenatori delle giovanili andrebbero fatti contratti a lungo termine facendo diventare il loro unico obiettivo la maturazione dei ragazzi e non l’ambizione personale di crescere di categoria puntando subito ad arrivare in prima squadra. L’obiettivo e l’ambizione devono essere quelle di veder migliorare i giovani ogni giorno ma, questi principi dovrebbero essere federali, non delle singole società. Quello di oggi è un sistema che pesa sia sui giocatori, che sugli allenatori stessi”.

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